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C'è una foto che ha fatto la storia delle Olimpiadi e del movimento per i diritti civili. E' una foto scattata durante le Olimpiadi di Città del Messico, il 17 ottobre 1968. E' la premiazione dei 200 metri, gara durante la quale per la prima volta un uomo scende sotto il muro invalicabile dei 20 secondi. Quell'uomo è Tommie Smith, un ventiquattrenne studente di sociologia. E' lui l'uomo più veloce del mondo, figlio di un raccoglitore di cotone. Con il suo connazionale John Carlos, arrivato terzo, decide di inscenare una protesta in appoggio all'Olympic Project for Human Rights (Progetto olimpico per i diritti umani). Al suono dell'inno americano i due uomini sono scalzi (a simboleggiare la schiavitù), hanno la coccarda del movimento infilata nella tuta, e invece di mettere la mano sul cuore e guardare la bandiera a stelle e strisce, abbassano il capo e alzano i pugni, fasciati dai guanti neri delle Black Panthers.
A causa di quel gesto, il presidente del Comitato Olimpico Internazionale Avery Brundage (già accusato in passato di simpatie naziste e antisemite) dispone che i due vengano subito cacciati dal villaggio olimpico, rispediti a casa ed esclusi per sempre dalla nazionale di atletica. La carriera dell'uomo più veloce al mondo (il suo record rimarrà imbattuto per 11 anni prima dell'arrivo di Pietro Mennea) e del suo compagno di squadra finì in quell'istante. In patria i due ricevettero numerose minacce di morte e insulti e continuarono le loro vite lontano dallo sport, lavorando come scaricatore di porto, come buttafuori o lavando auto.
Tommie Smith e John Carlos, senza aver mai cambiato idea sulla loro protesta del '68, vennero riabilitati solamente nel 2005, solo allora verrà concesso loro di insegnare educazione fisica nei college.
Quella che in pochi conoscono è la storia del terzo uomo che componeva il podio a Città del Messico, l'australiano Peter Norman. Fu Norman, capendo cosa stessero preparando i due neri nel tunnel dello stadio prima della premiazione, a suggerire loro di dividersi un guanto ciascuno (Carlos aveva dimenticato i suoi guanti al villaggio olimpico). Inoltre Norman chiese di poter partecipare alla protesta indossando anch'egli la coccarda del Progetto olimpico per i diritti umani.
Il destino di Norman fu forse più duro di quello dei suoi due compagni di sport. Pur essendo l'uomo bianco più veloce al mondo e avendo superato numerose volte i tempi di qualificazione nei 200 e nei 100 metri fu escluso per sempre da qualsiasi manifestazione organizzata dal CIO, Olimpiadi in primis. Non venne neanche invitato come ospite alle Olimpiadi di Sidney 2000 perché, nonostante le pressioni del CIO, egli non rinnegò mai quello che fece in Messico.
Norman, che tutt'oggi detiene il record dell'atletica australiana sui 200 metri, campò stentatamente alternando il lavoro di insegnante di educazione fisica a quello in una macelleria, diventando anche rappresentante sindacale.
Peter Norman verrà riabilitato dal Parlamento australiano solo nel 2012. Tuttavia Norman non poté godere delle scuse della politica australiana perché morì per problemi di cuore nel 2006. Al suo funerale affollatissimo, a portare la sua bara, c'erano Tommie Smith e John Carlos.
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